Lionel Messi – Il Falso Nueve

Il Falso 9 come lo conosciamo oggi, ha un padre e una data di nascita. Il primo, Guardiola, è noto a tutti coloro che seguono il calcio, la data forse un po’ meno. La stagione è quella del 2008/09, Barcellona e Real Madrid, tanto per cambiare, si contendono il primato nella Liga. Alla 34a giornata va in scena il Clasico, con il Bernabeu che si prepara ad ospitare il Barcellona, primo a 4 punti di vantaggio sui Blancos.

Guardiola e Messi
Guardiola e Messi

Il primo maggio, festa dei lavoratori, è la vigilia del big match. Guardiola, non può però prendersi un giorno di riposo, e rimane nel suo ufficio all’interno del Camp Nou. Come da abitudine, passa i due giorni prima di un incontro a preparare la partita, visionando filmati su filmati e partite intere, per analizzare punti di forza e debolezza dell’avversario di turno.

Quel venerdì, alle 10 di sera, la sua ombra Tito Vilanova e i suoi fidatissimi assistenti Domenèc Torrent e Carles Planchart, tuttora con lui al Bayern, erano già andati a casa. Pep chiuse la porta dell’ufficio, mise su un po’ di musica rilassante e continuò a visionare filmati del Real, pensando a dove colpirli e come dominare la partita.

Mentre prendeva appunti, tra un video e l’altro, un flash gli passò per la testa. Un flash di quelli che hanno solo i geni, perché che vi piacciano o no le sue squadre, Guardiola è un genio calcistico. Lo stesso Pep definì quel momento come “uno di quelli che danno senso alla mia professione e che rendono il mio lavoro immensamente soddisfacente”. Guardiola notò che i centrocampisti del  Real, in particolare Guti, Gago e Drenthe stavano molto alti, per pressare Xavi e Yaya Touré, mentre la coppia di difensori centrali Metzelder e Cannavaro, stava molto bassa, praticamente davanti a Casillas.

Ora immaginatevi Pep, solo di notte nel suo ufficio, con gli occhi che brillano mentre si immagina Messi, che fluttua in quell’enorme spazio d’erba del Bernabeu, alle spalle del centrocampo, mentre Metzelder e Cannavaro si guardano attoniti, cercando di capire quali contromisure prendere. Proprio come un bambino che non vede l’ora di provare il suo nuovo giocattolo, chiamò subito Messi. “Leo, ho visto una cosa importante, anzi importantissima. Perché non fai un salto nel mio uffico?”

Alle 10:30 il 21enne Messi, bussò alla porta del suo allenatore. Guardiola stoppò il video e gli indicò quello spazio di campo: da allora sarà la Messi zone. “Leo domani cominci come tuo solito sull’ala destra, ma al mio segnale voglio che ti scambi di posizione con Samuel (Eto’o), e appena hai palla vai verso la porta”. Nessun altro fu messo a conoscenza di quell’incontro fino al prepartita, quando Pep spiegò la sua idea a Vilanova e soprattutto a Xavi e Iniesta, che avrebbero dovuto servire Messi sulla trequarti.

Il Clasico comincia e dopo 10 minuti arriva il famigerato segnale. Non ha subito l’effetto sperato visto che al 14’ Higuain mette la sfera di testa alle spalle di Valdes. Da lì in poi però è una vera e propria marea blaugrana, con Messi assoluto protagonista: prima regala l’assist al bacio per il pareggio di Henry, poi segna il 3-1 con un rasoterra, con le due perle inframezzate dal colpo di testa vincente di Puyol. Il primo tempo potrebbe già chiudere definitivamente i conti, sia per il Clasico che per la Liga, ma Casillas salva più volte il già compromesso risultato. Si va negli spogliatoi sull’1-3.

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Il gol dell’1-3 di Messi

Il secondo tempo sembra quello della reazione delle Merengues, con il 2-3 firmato da Ramos che devia una punizione di Robben. Le speranze per i tifosi madridisti però durano solo un minuto: Henry ristabilisce le distanze con il gol del 4-2, poi Messi firma il 5-2 e la sua doppietta. Chiude i conti Piqué. 6-2. E’ il trionfo del Barca, di Guardiola e del Falso Nueve. I blaugrana prendono definitivamente il volo a +7 e conquistano matematicamente la vittoria alla giornata successiva.

Da quel giorno, sono passati altri tre allenatori dal Camp Nou (il compianto Tito Vilanova, il “Tata” Martino e Luis Enrique), ma Messi ha continuato a segnare reti a volontà, frantumando record su record e ampliando la sua personale bacheca di trofei e soprattutto quella del Barcellona. Seppur anche il suo ruolo e la sua posizione siano cambiate, il risultato e i movimenti non si discostano di molto da quelli che sa fare meglio. Anche ora che parte largo a destra con Luis Enrique, agisce praticamente da Falso 9 decentrato, continuando a terrorizzare i difensori di mezz’Europa, non ultimi quelli del Manchester City, come ho analizzato io stesso in un precedente articolo .

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