Matthias Sindelar – L’Attaccante di carta velina  

Agli albori degli anni ’30 (e del calcio), l’Austria riuscì ad inanellare, tra l’aprile 1931 e il dicembre 1932, 14 risultati utili consecutivi, durante la quale conquistò la Coppa Internazionale, una sorta di antesignano Campionato Europeo. Italia, Ungheria, Cecoslovacchia, Svizzera ed appunto Austria si contesero il torneo, giocato con un girone all’italiana e gare di andata e ritorno tra il ’31 e il ’32. L’Austria perse 2-1 a Milano contro l’Italia la prima giornata, ma da allora non conobbe più sconfitta, vincendo il trofeo proprio ai danni degli azzurri, giunti secondi. Questo successo valse alla nazionale guidata da Hugo Meisl il soprannome di Wunderteam.

wunderteam_disegno2_zpsfakzxumm.jpg
Il Wunderteam

Seppur non ci siano giunti filmati dell’epoca, Meisl, amico e collaboratore sia del padre del “sistema” Herbert Chapman, sia di quello del “metodo” Vittorio Pozzo, proponeva un gioco di fitte reti di passaggi veloci favorito da un continuo interscambio di ruoli, permesso dall’incessante movimento e dinamismo degli interpreti. La sua sintesi tra WM e WW, era cucita su misura per esaltare le qualità dei calciatori della scuola danubiana, ma forse non sarebbe passata alla storia, senza la sua stella più lucente, Matthias Sindelar, un falso 9 prima del Falso Nueve. Nato nel 1903 a Kozlov, nella Moravia allora facente parte dell’Impero austro-ungarico, Sindelar ha vissuto una vita degna di un film. Dopo un’infanzia vissuta sempre con il pallone tra i piedi, dovette abbandonare la sua più grande passione per la morte del padre al fronte, avvenuta nel 1917 nella battaglia dell’Isonzo. Fortunatamente per lui all’Herta ASV di Vienna, si accorsero comunque del suo cristallino talento e proprio con l’Herta esordì nel 1921. Due anni dopo ebbe un incidente in piscina che rischiò di spezzarne la carriera: cadde rovinosamente rompendosi il menisco, trauma difficilmente curabile all’epoca. Eppure anche quella volta, grazie al dottor Hans Spitzy, riuscì a riprendere la sua carriera da calciatore, che dopo la crisi finanziaria del piccolo club viennesse, sembrava dover continuare all’estero, magari a Trieste.

Sindelar, decise però di rimanere nella capitale e passò all’Amateure Vienna, oggi conosciuta come Austria Vienna e la scelta fu azzeccatissima: con i viola vinse tutto, comprese due Mitropa Cup, la Champions League dell’epoca. Anche in nazionale fu protagonista, ma il suo stile di gioco rischiò di comprometterne l’avventura con la selezione di Meisl. Der Papierene (“carta velina”), come era soprannominato Sindelar, aveva uno stile di gioco unico. Dotato di un fisico tutt’altro che massiccio, preferiva passaggi corti e dribbling al gioco fisico e non gradiva giocare dentro l’area preferendo venire incontro a prendere il pallone a centrocampo. Nel ’26 però fu proprio questo suo ostinarsi con la tecnica, che causò una sua pessima prestazione (che mandò su tutte le furie Meisl) sul campo innevato di un’amichevole giocata con la Germania e persa 5-0.

Dopo ben 14 partite di esclusione punitiva dalla nazionale, Meisl convocò nuovamente “il Mozart del pallone”, e ne valorizzò le qualità schierandolo di fatto come falso 9. Da quel momento l’Austria risultò praticamente imbattibile, vincendo tra l’altro 5-0 con la Scozia, 6-0 e 5-0 con la Germania e rifilando un 2-1 all’Italia e un 8-2 all’Ungheria. Nel 1934 l’Austria arrivava tra le favoritissime al mondiale italiano, ma furono proprio i padroni di casa ad estromettere il Wunderteam dalla competizione, non senza polemiche. La partita terminò 1-0 per gli azzurri di Pozzo, ma gli Austriaci lamentarono il sospetto fuorigioco nel gol di Guaita e soprattutto il comportamento non proprio ortodosso del centromediano Luis Monti. L’italo argentino, soprannominato doble ancho (armadio a due ante), per tutta la partita colpì Sindelar ogni volta che aveva la palla tra i piedi, con le proteste contro l’arbitro Eklind che diventavano sempre più furenti, ma con il direttore di gara svedese che non ne voleva sapere di cacciarlo. Alla fine, Monti raggiunse il suo scopo, infortunando e di fatto annullando Sindelar, visto che le sostituzioni furono ufficialmente introdotte solo un ventennio dopo.

La fama di Sindelar era ormai immensa, ed era considerato, insieme a Giuseppe Meazza e all’ungherese György Sárosi il più forte calciatore del mondo, tanto che fu uno dei primi sportivi ad avere uno sponsor personale, con le più grandi marche di abbigliamento, orologi ed alimenti che se lo contendevano. Anche l’Arsenal pose gli occhi sull’uomo di carta velina, proponendogli l’allora incresciosa cifra di 40mila sterline di stipendio, che rifiutò, per amore della sua squadra e del suo Paese. Proprio l’amore per il suo Paese vide Sindelar al centro dell’episodio per cui è entrato nella leggenda. Dalla sua nascita nel 1903, l’Europa aveva subito diversi sconquassi, tra guerre e trattati che ne modificarono più volte l’assetto politico. Nel 1938, l’Austria, la sua amata Austria, fu annessa alla Germania con l’Anschluss. Si giocò simbolicamente la partita dell’Anschlussspiel (partita dell’unificazione), tra la neonata Ostmark (come fu rinominata l’Austria) e la Germania. Sindelar e compagni decisero di abbandonare la classica divisa bianca con calzoncini neri, indossando il rosso e il bianco, colori della bandiera nazionale. Proprio lui segnò il gol dell’1-0 al 70°, andando polemicamente ad esultare sotto la tribuna d’onore dei gerarchi nazisti, che rimasero colpiti da quell’affronto. Karl Sesta firmò il definitivo 2-0 poco dopo, chiudendo i conti per la vittoria dell’Austria.

sindelar2_zpsxvyzgdf7.jpg
Sindelar in azione

La partita doveva sancire l’unione delle due Nazioni e più pragmaticamente anche delle due nazionali, con i tedeschi che avrebbero accolto volentieri i giocatori dalla fortissima Austria. Conclusa l’amichevole vi fu un lungo cerimoniale, con gli austriaci che dovevano tributare omaggio ai vertici nazisti con il saluto romano. Ma proprio gli autori dei gol, Sindelar e Sesta si rifiutarono non solo di fare il saluto romano, ma anche di giocare con la Germania. Da allora Sindelar fu messo anche sotto osservazione dalla Gestapo, fin quando nel 1939 morì soffocato dal monossido di carbonio insieme alla fidanzata italiana (ed ebrea) Camilla Castagnola, tra dubbi e speculazioni che ancora oggi si rincorrono. 20mila persone parteciparono alle esequie di Papierene, e 60 anni dopo fu nominato “sportivo austriaco del secolo”.

Annunci

One thought on “Matthias Sindelar – L’Attaccante di carta velina  

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...