Dal campo a FM : scopriamo il…Centromediano Metodista

Dopo aver analizzato ruoli che sono comparsi negli anni recenti, il protagonista di questa uscita è un ruolo che ha fatto la sua comparsa quasi 80 anni fa nel mondo del calcio. Dopo una vera e proprio scomparsa dal rettangolo verde (e dai dizionari), è tornato in auge negli ultimi anni. Sto parlando del Centromediano Metodista.

Il Metodo

Vittorio Pozzo, allenatore dell’Italia bicampione del Mondo nel 1934 e nel 1938, può essere considerato uno dei più grandi innovatori della tattica, che il calcio abbia mai conosciuto.

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A fine ‘800, gli inglesi, sedicenti “padri del calcio” proponevano un gioco molto primitivo a livello tecnico e tattico, il cui principale obiettivo era schierare il maggior numero di attaccanti possibile, per beneficiare della grande quantità di palloni lunghi che venivano scagliati (spesso un po’ alla cieca) in avanti. Il modulo che andava per la maggiore era sicuramente la cosiddetta “Piramide di Cambridge”, il 2-3-5 emblema del calcio “kick & rush”, o “calcia e corri” che permise al Blackburn Rovers di conquistare ben cinque Coppe d’Inghilterra. Il particolare nome con cui è passato alla storia questo modulo è dovuto allo schieramento in campo, che con un portiere, due difensori, tre centrocampisti e cinque attaccanti, riproduceva il contorno di una piramide

Nel 1925, quando fu modificata la regola del fuorigioco, con il numero di difensori che tenevano in gioco un attaccante passato da a 3 a 2, i principi della piramide iniziarono a vacillare. L’abbandono del 2-3-5, portò alla nascita di altri due schemi: il Sistema, il cui padre era  Herbert Chapman e il Metodo, di cui  Pozzo e Hugo è considerati ideatore.

Pozzo costruì il Metodo sulle caratteristiche dei giocatori italiani: rispetto al Sistema che si basava su un gioco fisico e fitte (per l’epoca) reti di passaggi, l’allenatore italiano puntava su una difesa solida e contropiedi rapidi. Fondamentale per l’applicazione del Metodo era il Centromediano, vero e proprio perno della squadra. Posizionato in una posizione leggermente più bassa dei mediani (corrispondenti ai moderni terzini fluidificanti), doveva agire sia da schermo davanti alla difesa, sia da uomo in grado di ricevere il pallone dai difensori e di ribaltare rapidamente il fronte di gioco, con lanci a scavalcare il centrocampo verso gli attaccanti.

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Il Metodo ebbe grande successo in Italia: oltre ai due già citati Mondiali del ’34 e del ’38, la Nazionale conquistò i l’oro olimpico nel 1936 ed anche il Bologna si impose sulla scena internazionale grazie a questo schema: gli emiliani conquistarono 6 campionati e due Mitropa Cup, che gli permisero di fregiarsi del titolo di “squadra che tremare il mondo fa”. Anche la Juventus del cosiddetto “Quinquennio d’oro”, capace di vincere 5 scudetti consecutivi era schierata con il Metodo.

Eppure anche il Metodo aveva i suoi detrattori: a Pozzo veniva rimproverata la rigidità dello schema e soprattutto la mancanza di quell’eleganza che contraddistingueva il Sistema degli inglesi. Comunque, non vi era mai stata la prova del 9, visto che l’Inghilterra non aveva partecipato a nessuna delle competizioni internazionali vinte dall’Italia in quegli anni.

Fu il Grande Torino a chiudere l’epopea del Metodo. La leggendaria squadra granata fu la prima ad introdurre in Italia il Sistema e sulla scia dei successi del Toro, in molti si convertirono da metodisti a sistemisti. Parallelamente, visti gli innegabili coinvolgimenti con il caduto regime fascista e il declino del suo schema, anche Pozzo fu costretto a dimettersi da allenatore della Nazionale. Era il 1948 e il padre del Metodo usciva definitivamente di scena, insieme al suo innovativo schema, che comunque esercitò una notevole influenza su quello che poi sarà ribattezzato “calcio all’italiana”. Col passare del tempo, anche il termine stesso “centromediano” fu abbandonato e sostituito da “centrocampista”.

(Se volete saperne di più sul Metodo, sul Sistema e sui protagonisti dell’epoca vi consiglio di leggere il mio articolo sul Falso 9 e quello di @C4FM sulla difesa a 3)

Il Metodista moderno

Rispetto agli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, il calcio in generale e la tattica in particolare, hanno fatto passi da gigante, tanto che alcune terminologie di quell’epoca, oggi farebbero sorridere. Eppure un termine tornato fortemente in auge è proprio “metodista”.

Uno delle principali evoluzioni tattiche degli anni 2000 è l’affermazione dei terzini come fondamentale opzione offensiva. Fino a non molti anni fa, il terzino aveva caratteristiche difensive più che offensive, saliva si proponeva sporadicamente in avanti. Uno dei migliori terzini del Mondo (seppur tra alti e bassi), quale è Marcelo, 15/20 anni fa avrebbe fatto l’ala. Ma è difficile dire come e quando è diventato chiaro che i terzini avrebbero dovuto dare un eguale apporto in entrambe le fasi. La preparazione tattica che richiede il calcio moderno e l’attenzione che gli allenatori pongono sul controllo spaziale del campo, ha fatto sì che di fatto solo i terzini abbiano sempre uno spazio da attaccare lungo la fascia. Consideriamo, ad esempio, due squadre che si affrontano schierate entrambe con un 4-4-2.

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Come vedete, con gli esterni di centrocampo che si negano lo spazio a vicenda, vista la loro estrema vicinanza in campo, sono i terzini gli unici esterni ad avere porzioni di campo da attaccare di fronte a loro (indicate dalle frecce). E’ proprio questa possibilità che fa sì che non sia raro che siano spesso i terzini ad essere i giocatori con più tocchi di palla durante una partita e che siano solitamente i giocatori che macinano più chilometri in campo.

L’emblema di questa nuova mentalità è il percorso di Gianluca Zambrotta. Non tutti sanno che il campione del Mondo nel 2006, quando era agli esordi, era considerato una promettente (e poco più) ala destra del Bari. Fu Lippi a cambiarlo di ruolo, contribuendo a farlo diventare forse il miglior terzino sinistro della sua generazione. Similmente Wenger, impiegò come terzini Ashley Cole, un attaccante dell’Academy dell’Arsenal e Lauren, ex-regista di centrocampo del Maiorca.

L’emergere di giocatori sempre più offensivi nel ruolo di terzino, ha sollevato un’altra questione tattica. I difensori sono preposti a coprire per gli attaccanti e per i centrocampisti, ma quando i difensori si spingono in avanti chi può coprire al loro posto? Una delle principali soluzioni è proprio la riproposizione di un giocatore con caratteristiche molto simili al Centromediano Metodista dell’era Pozzo.

Il Metodista moderno, gioca davanti alla difesa, ma in fase di costruzione, pur potendo agire da regista arretrato, si abbassa sulla linea difensiva, solitamente posizionandosi in mezzo ai centrali, che di conseguenza vanno ad allargarsi, mentre i terzini si alzano sulla linea dei centrocampisti. Questo permette di avere un giocatore con i piedi da centrocampista in grado di far ripartire l’azione dalla difesa e di coprire per i terzini, che sono possono così sganciarsi con maggior frequenza. Il modulo ideale per l’azione del metodista è il 4-3-3, che diventa in fase offensiva un 3-4-3, permettendo un maggiore sviluppo del gioco sulle fasce.

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Non a caso due dei tre interpreti principe di questo ruolo, agiscono nel 4-3-3. Il Metodista per eccellenza è Sergio Busquets, centrocampista del Barcellona, arcinoto per il suo acume tattico e per l’incredibile senso di posizione che lo contraddistingue . Anche grazie a lui il Barcellona di Guardiola, oggi di Luis Enrique, è diventato la squadra che è. Ed è proprio “Lucho” il trait d’union, tra Busquets e De Rossi, un altro Metodista moderno. Da quando la Roma gioca con il 4-3-3 (specie sotto Enrique), De Rossi ha trovato il ruolo perfetto per le sue caratteristiche, che se supportato dalla condizione fisica, riesce a svolgere anche nello schema di Garcia. Dopo Busquets, Guardiola ha voluto un metodista anche a Monaco e così quest’estate, ha portato in Baviera Xabi Alonso. Senza più la resistenza per giocare da regista a tutto campo, il basco si è calato alla perfezione nel ruolo, interpretato nel fluido sistema di Pep, sia che si tratti di 4-1-4-1, di 4-3-3, di 3-4-3 o di qualsiasi altro sistema impiegato dal Bayern.

Il Centromediano Metodista in FM

I ruolo di Centromediano Metodista proposto in Football Manager è ispirato alle reinterpretazioni moderne analizzate nel paragrafo precedente. E’ un ruolo a metà tra uno stopper aggressivo e un centrocampista difensivo, in quanto è sempre pronto ad aggredire il portatore di palla in pressing, oltre a fornire copertura tra le linee. In fase di possesso, si abbassa tra i difensori centrali, per permettere ai terzini di essere più propositivi e per far ripartire l’azione da dietro. Se necessario, non farà comunque mancare il proprio supporto alla manovra in zone più alte di campo.

Il ruolo è ben si adatta a squadre con la difesa alta e con terzini propositivi, visto che con l’impiego del Metodista la difesa stessa è sollecitata a giocare leggermente più alta. Nell’immagine vediamo la flessibilità che il ruolo conferisce. Il 4-3-3 del Bayern si è trasformato in un 3-4-3 in fase di costruzione, con Alonso ad agire da Centromediano Metodista.

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(L’articolo è disponibile anche su FM.it)

FF

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6 thoughts on “Dal campo a FM : scopriamo il…Centromediano Metodista

    1. E’ un ruolo specialista. I ruoli specialisti possono essere inclusi in ogni tattica, ma è consigliabile non includerne più di 2-3 quando la mentalità è fluida. Non esiste una mentalità “ideale”, l’importante è il giusto bilanciamento tra ruoli e compiti.

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      1. Beh si. La fluidità fa sì che tutti debbano fare tutto, pur rimanendo per quanto possibile fedeli al proprio ruolo. Per cui ad esempio, anche il metodista dovrà farsi trovare pronto a partecipare alla manovra in zone di campo che solitamente non sono di sua competenza.

        In generale il mio consiglio è di usare nelle tattiche quello che per te funziona. Non esistono regole generali incontrovertibili nel calcio e non ne esistono in FM. Esistono solo sistemi e tattiche carenti, quello sì. Se sì è alle prime armi meglio seguire schemi più classici, ma col tempo consiglio di provare ad uscire dal seminato. Aiuta a capire meglio alcune dinamiche di gioco.

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