Uno sguardo tattico sul Genoa di Gian Piero Gasperini

Il Genoa è una delle squadre che ha più entusiasmato (e stupito), nella seconda parte del campionato di Serie A 2014/2015. Pur conquistando la sesta posizione, ultimo posto valevole per la qualificazione all’Europa League, a causa della mancata concessione della licenza UEFA, i rossoblu sono stati esclusi dalle coppe europee, a tutto vantaggio degli odiati cugini della Sampdoria.

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Il caso della mancata licenza è una macchia che non riesce comunque ad oscurare la grande stagione della compagine guidata da Gian Piero Gasperini, alla sua seconda esperienza sulla panchina del Genoa. Dopo aver riportato il Grifo in serie A nel 2007, piazzandosi terzo nel campionato cadetto della stagione post-Calciopoli, alle spalle di Juventus e Napoli, Gasperini ha portato la sua filosofia calcistica ed il suo 3-4-3, vero e proprio marchio di fabbrica del tecnico di Grugliasco, in serie A. Dopo una tranquilla salvezza alla prima stagione, la seconda eccezionale stagione (2008/2009) è coronata dalla qualificazione all’Europa League (4° posto a pari merito con la Fiorentina, che accede alla Champions League in virtù degli scontri diretti), grazie al contributo determinante di giocatori quali Diego Milito, Thiago Motta e Domenico Criscito. Pur dovendo salutare tutti i pezzi pregiati ceduti nell’estate 2009 (tra cui proprio Motta e Milito, poi decisivi nel triplete dell’Inter) e con la squadra rivoltata come un calzino dal calciomercato, il Genoa riesce comunque a raggiungere un rispettabilissimo 9° posto in campionato. Ma all’inizio del 2010 qualcosa si rompe nel mirabolante giocattolo di Gasperini. Dopo soli 11 punti in 10 giornate, il presidente Preziosi comunica l’esonero al suo allenatore, che viene rimpiazzato da Ballardini.

Quello che sembrava uno dei pochi progetti duraturi del calcio italiano, con una precisa filosofia di gioco corredata anche da risultati importanti, va in fumo. Da quel momento in poi, né il Genoa, né Gasperini vivono esperienze altrettanto felici. Il tecnico fallisce la sua grande occasione sulla panchina dell’Inter post-Mourinho, durata appena cinque partite senza una sola vittoria. Anche la successiva avventura con il Palermo dura meno di una stagione: dopo essere stato esonerato una prima volta, viene poi richiamato da Zamparini, prima di concludere definitivamente il contratto a marzo del 2013. Intanto il club rossoblu passa un periodo ugualmente buio. Dopo il 10° posto raggiunto da Ballardini, il Genoa passa momenti tanto difficili quanto caotici, con due campionati consecutivi conclusi al 17° posto, ultimo valido per la salvezza e una girandola infinita di allenatori assunti, esonerati e spesso richiamati.

Allenatori
Gli allenatori del Genoa dal ritorno in serie A e i rispettivi risultati

L’ultimo a finire tra le fauci di un Preziosi in versione “mangia-allenatori” è proprio il pupillo del presidente Fabio Liverani, durato solamente 7 partite. Ma proprio come nelle più classiche storie d’amore, l’esonero di Liverani è l’occasione per far riunire Gasperini con il suo Genoa. Dopo averlo allenato per 4 anni e dopo 3 stagioni di lontananza, il Gasp torna a sedersi sulla panchina del Grifo e con lui torna il 3-4-3. Senza aver potuto dirigere la preparazione (importantissima per poter interpretare al meglio il suo gioco aggressivo ed energetico) e con una squadra non del tutto sua, conquista il 14° posto al termine dell’annata 2013/2014, comunque un miglioramento rispetto alle due precedenti stagioni.

Con la benzina della preparazione curata dal fido Alessandro Pilati nel motore, al termine del girone di andata 14/15, il Genoa siede al settimo posto con 28 punti, con concrete possibilità di lottare per la qualificazione all’Europa, grazie anche ai gol di Alessandro Matri (7) e Mauricio Pinilla (3). Ma è a quel punto che avviene l’ennesima rivoluzione causata dal calciomercato, con Matri ceduto alla Juventus via Milan e Pinilla spedito all’Atalanta. Partono poi due giocatori il cui lavoro sporco era fino ad allora stato fondamentale nell’economia del sistema del Grifo: il cursore di fascia Luca Antonelli (destinazione Milan) e il centrale di centrocampo Stefano Sturaro, che approda alla Juventus prima della naturale scadenza del prestito. Oltre alle 4 decisive pedine chiave citate, partono Fetfatzidis, Mussis, Rosi, Strasser, Greco e Santana.

Matri e Pinilla grandi protagonisti del girone d’andata

A Genova in molti iniziano a storcere il naso, accusando la società di accontentarsi e di replicare l’ormai nota strategia di vendere i pezzi migliori, tanto che si inizia a temere anche per le possibili partenze di Diego Perotti e Iago Falqué, estrosi attaccanti esterni arrivati in estate. La chiusura della sezione invernale di calciomercato, con i due esterni di lingua spagnola ancora in rosa e con 8 nuovi acquisti (T.Costa, Niang, Bergdich, També, Borriello, Laxalt, Pavoletti e Ariaudo), non placa le polemiche. Eppure Gasperini è ormai abituato alle rivoluzioni ed è spesso coinvolto in prima persona nelle decisioni di mercato, come dimostra il terzo ritorno a Genova del “suo” Borriello e l’arrivo di Niang, talentino del Milan con l’etichetta da “bad-boy” ma fortemente voluto dal tecnico di Brugliasco.

Come sempre in questi casi, ultimo giudice è il campo che da ragione alla società e al suo allenatore, visto che non solo il Genoa mantiene un livello di rendimento sulla falsariga del girone di andata, ma riesce a migliorarsi, conquistando 3 punti in più rispetto al giro di boa e concludendo la propria cavalcata al sesto posto, con 59 punti complessivi.

Gasperini con Niang, voluto fortemente e molto cresciuto sotto la sua guida

Durante l’arco della sua carriera, iniziato negli anni ’90 come tecnico delle giovanili della Juventus, Gasperini ha (quasi) sempre impiegato il 3-4-3. Come ha raccontato lo stesso tecnico alla Gazzetta dello Sport, in un periodo in cui tutti “scimmiottavano Sacchi” e il suo 4-4-2, lui fu affascinato dalle giovanili dell’Ajax, che all’epoca giocavano proprio con il 3-4-3. Stesso modulo poi riportato a Crotone in serie C, dove ottenne la promozione in B e nelle altre squadre professionistiche allenate, Genoa su tutte.

Seppur con alcune varianti presentate negli anni, il suo sistema ha sempre poggiato su un importante bagaglio atletico necessario alla proposizione sul campo da gioco di un’aggressività ed un ritmo con pochi pari in Italia (da qui la sopracitata importanza della preparazione). Lo stesso Gasperini ha più volte parlato di una sorta di “ansia” personale durante la fase di non possesso, che lo spinge a proporre un pressing di squadra che se sorretto dalla condizione fisica, risulta esasperante. A seconda della partita, il Genoa di Gasperini è comunque abile a compattare le linee ed aspettare, con gli esterni di centrocampo che scalano in difesa, permettendo al tridente di restare più alto in attesa di occasioni di contropiede, che spesso risultano letali.

l 3-4-3 e gli interpreti della seconda parte della stagione
Il 3-4-3 e gli interpreti della seconda parte della stagione

La fluidità di gioco espressa in campo, richiede duttilità e versatiltià ai calciatori della rosa, spesso in grado di interpretare al meglio ruoli e fasi di gioco differenti. Il riferimento è a giocatori quali Juraj Kucka e Tomas Rincon, centrocampisti centrali impiegati anche come centrocampisti laterali (e nel caso dello slovacco anche nel tridente), o come Edenilson, schierato su entrambe le fasce nel corso della stagione. Lo stesso M’Baye Niang, per fare un altro esempio ha giocato indifferentemente come punta centrale ed attaccante esterno. Ciò permette anche la possibilità di cambiare modulo in corsa e non, tanto che nell’ultima stagione Gasperini ha cominciato ad utilizzare anche il 4-3-3, principalmente per schierare una difesa a quattro contro squadre che giocano con con un tridente offensivo, evitando ai suoi tre centrali di giocare uomo a uomo contro gli attaccanti avversari.

Ai difensori centrali laterali sono richieste buone doti di anticipo e lettura del gioco, nonché discrete doti in fase di impostazione. Inoltre gli viene chiesto di proporsi spesso in avanti, quasi come fossero terzini, con l’obiettivo di creare la superiorità numerica sulle fasce. Sarà il corrispondente centrocampista centrale a dover fornire l’adeguata copertura al movimento del difensore laterale.

Il difensore centrale destro porta palla in avanti, creando assieme al centrocampista laterale e all'attaccante esterno la superiorità sulla fascia. E' compito del centrocampista centrale fornire l'adeguata copertura per permettere il movimento.
Il difensore centrale destro porta palla in avanti, creando assieme al centrocampista laterale e all’attaccante esterno la superiorità sulla fascia. E’ compito del centrocampista centrale fornire l’adeguata copertura per permettere il movimento.

Non è sempre facile trovare difensori in grado di combinare queste qualità, tanto che Gasperini ha spesso trovato più produttivo riciclare ex terzini nel ruolo, come ad esempio, Antonini e Marchese.

La presenza di un playmaker in mezzo al campo, in grado di giocare precisi lanci lunghi e di orchestrare la manovra, non è indispensabile, come ben dimostrato dall’ultima stagione. La gran parte del gioco dei rossoblu si sviluppa sulle fasce quindi il principale compito del centrale di centrocampo posizionato in fase di costruzione sul lato palla, è quello di proporsi in appoggio alla difesa posizionandosi tra le linee, per poi cercare di distribuire il pallone verso la fascia.

“Non c’è bisogno di avere un illuminato che gioca tutti i palloni. Se deve passare la palla a cinque metri, posso darla anche io”  – Gian Piero Gasperini

I due esterni di centrocampo hanno un’ampia varietà di compiti e molto spesso fungono da equilibratori dell’intero sistema. Il pressing del Genoa è orientato all’uomo più che al pallone o alla linea di passaggio: quando il Grifone pressa alto per impedire la costruzione avversaria dalla difesa, il centrocampista laterale deve sempre farsi trovare pronto all’anticipo e vicino all’avversario di competenza. Se rimanesse in linea con i difensori, con soli due centrocampisti centrali, una volta superata la prima pressione si aprirebbero ampi spazi per gli avversari. E’ necessario che il centrocampista laterale segua sempre il gioco e sia dotato di un buon senso tattico, altrimenti il pressing risulta inefficace.

Napoli vs. Genoa 2-1 - Il Genoa pressa il Napoli, ma Antonelli è rimasto troppo basso ed è in netto ritardo su Higuain (uomo di sua competenza in questo caso) che riesce a servire Hamsik. Ne scaturisce un contropiede con una chiara occasione da gol per De Guzman.
Napoli vs. Genoa 2-1 – Il Genoa pressa il Napoli, ma Antonelli è rimasto troppo basso ed è in netto ritardo su Higuain (uomo di sua competenza in questo caso) che riesce a servire Hamsik. Ne scaturisce un contropiede con una chiara occasione da gol per De Guzman.

Quando invece la squadra difende basso, gli esterni di centrocampo scalano sulla linea dei difensori, andando a formare una sorta di 5-2-3/5-2-2-1, compattando la linea con un occhio a lanciare il contropiede immediato.

Il gioco del Genoa è basato sul sistematico attacco lungo le corsie laterali, contando sull’abilità in dribbling e sulla velocità di giocatori come Falqué, Lestienne, Edenilson e soprattutto Perotti, autore di 3,6 dribbling riusciti a partita, record stagionale per la serie A.

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Zone di attacco del Genoa 2014/2015

Agli attaccanti esterni e a Bertolacci è lasciata grande libertà creativa, tanto che molte delle azioni da gol create dal Genoa provengono da iniziative personali, favorite dalla costante ricerca di situazioni di superiorità numerica sulle fasce.

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Atalanta vs. Genoa 1-4 – Pavoletti si è allargato e ha scambiato la posizione con Falqué, aprendo il campo per Edenilson che taglia dentro palla al piede. Il brasiliano serve Bertolacci che entra in area in dribbling e segna, con Lestienne comunque pronto a fornire l’opzione per un filtrante.

Sono molto frequenti i cambi di gioco per approfittare il più velocemente possibili dell’eventuale superiorità creata, spesso effettuati rasoterra da uno dei due centrocampisti centrali.

Durante la fase propositiva, il centrocampista laterale e l’attaccante esterno compiono spesso movimenti opposti. Se ad esempio l’attaccante esterno taglia verso il centro, il centrocampista laterale deve allargarsi e/o sovrapporsi in profondità e viceversa, in modo da creare sempre lo spazio da attaccare. La catena esterna lavora sempre in costante coordinazione con il centrocampista centrale lato palla, con l’obiettivo di entrare in area di rigore il più velocemente possibile. In questo caso, il rischio è quello di lasciare sguarnita la zona mediana del campo, per cui i due centrali di centrocampo devono essere dotati di una resistenza e uno spirito di sacrificio notevole, oltre che di un buon senso della posizione.

La coppia che ha funzionato meglio in questo senso è quella formata da Juraj Kucka e Andrea Bertolacci. Lo slovacco è stato tormentato dagli infortuni nella prima parte della stagione, ma una volta libero dai problemi fisici ed in forma partita, ha preso il posto del partente Sturaro, sollevando Bertolacci da una parte dei suoi compiti difensivi. Non è un caso che lo stesso Bertolacci abbia decisamente aumentato il livello delle proprie prestazioni nella seconda parte della stagione.

Con i due in mezzo al campo, durante la fase offensiva, il centrocampo diventa una sorta di rombo con Kucka ad agire da mediano in virtù delle sue ottime doti di interdizione e Bertolacci da centrocampista offensivo, con più libertà di cercare l’inserimento.

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Genoa vs. Verona 5-2 – Laxalt serve sulla corsa Bertolacci, abile ad inserirsi tra i difensori e a concludere in gol. Notare come entrambi gli attaccanti esterni si mantengano larghi per fornire più opzioni e allargare la difesa avversaria e come Kucka mantenga la posizione per mantenere un filtro in caso di contropiede

Oltre al grande movimento, spesso ad allargarsi, per creare superiorità e combinare con gli esterni e agli scambi di posizione con i due attaccanti esterni, l’attaccante centrale fornisce un opzione importante nel gioco aereo, sia per finalizzare l’azione con un colpo di testa, sia in situazioni in cui è necessario far respirare la squadra.

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Nel girone di ritorno, Leonardo Pavoletti si è dimostrato particolarmente abile nello svolgere questi compiti, fino ad allora di competenza di Pinilla. L’affermazione di Pavoletti come centravanti titolare ha spinto Gasperini a dirottare Niang, più abile nel dribbling che nel gioco aereo, sull’esterno, complice anche l’infortunio di Diego Perotti.

Quando i rossoblu ricorrono al cross, attaccano l’area in forze, solitamente con entrambi gli attaccanti esterni, l’attaccante centrale e almeno Bertolacci. In questo modo se il destinatario del cross non riesce a concludere verso la rete, può indirizzare il pallone di testa verso un compagno, pronto anche ad intervenire su eventuali palloni vaganti. Il conseguente sbilanciamento può originare il contropiede avversario, storicamente un punto debole del Genoa di Gasperini. Per impedire questa eventualità, il centrocampista laterale opposto alla fascia da cui proviene il cross si accentra, posizionandosi da centrocampista centrale e prendendo di fatto il posto di Bertolacci a fianco a Kucka, intento a presidiare il centrocampo.

Il secondo gol di Niang contro il Verona a Marassi e quello di Pavoletti contro l’Atalanta a Bergamo rappresentano due esempi paradigmatici di questo accorgimento tattico.

Genoa vs. Verona 5-2 - Edenilson anticipa il cross dalla destra in direzione di Niang. Appena parte il traversone Perotti e Bertolacci attaccano la profondità, mentre il laterale sinistro Bergdich si accentra occupando la posizione di centrocampista centrale accanto a Kucka, rimasto in copertura.
Genoa vs. Verona 5-2 – Edenilson anticipa il cross dalla destra in direzione di Niang. Appena parte il traversone Perotti e Bertolacci attaccano la profondità, mentre il laterale sinistro Bergdich si accentra, occupando la posizione di centrocampista centrale accanto a Kucka, rimasto in copertura.
Atalanta 1-4 Genoa - Da una rimessa laterale sulla destra, Bertolacci si propone e crossa verso Pavoletti che insacca di testa. Edenilson, schierato a sinistra, prende il posto da centrocampista di Bertolacci accanto a Kucka, in protezione della zona mediana
Atalanta 1-4 Genoa – Da una rimessa laterale sulla destra, Bertolacci si propone e crossa verso Pavoletti che insacca di testa. Edenilson, schierato a sinistra, prende il posto da centrocampista di Bertolacci accanto a Kucka, in protezione della zona mediana

Il contropiede è per il Genoa croce e delizia: se difensivamente spesso presta il fianco ai contrattacchi avversari, in fase offensiva i contropiedi in velocità costituiscono una delle più efficaci frecce all’arco della formazione genoana.

Genoa vs. Torino 5-1 - Il magistrale contropiede con cui Falqué ha aperto le marcature contro il Torino
Genoa vs. Torino 5-1 – Il magistrale contropiede con cui Falqué ha aperto le marcature contro il Torino

Niang, Perotti e Falqué hanno dimostrato più di una volta di dare il proprio meglio in campo aperto, puntando l’uomo e ribaltando il fronte offensivo con rapidità. Proprio il gol di Falqué contro  il Torino è forse uno dei migliori esempi di contropiede visto durante l’ultima stagione del campionato italiano.

Niang imposta il contropiede giungendo palla al piede in prossimità dell'area di rigore e serve Borriello, che intelligentemente taglia verso sinistra approfittando dell'uscita del difensore su Niang. Intanto Falqué alza il braccio richiamando l'attenzione su di sé dalla fascia destra.
Niang imposta il contropiede giungendo palla al piede in prossimità dell’area di rigore e serve Borriello, che intelligentemente taglia verso sinistra, approfittando dell’uscita del difensore su Niang. Intanto Falqué alza il braccio richiamando l’attenzione su di sé dalla fascia destra.
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Ricevuto il pallone Borriello crossa rasoterra per Falqué che corona l’azione con il goal. Da notare il comportamento volitivo di Niang che continua ad accompagnare l’azione.

La vasta gamma di opzioni offensive e l’imprevedibilità che ne è derivata ha consentito al Genoa di conquistare il sesto posto, segnando ben 62 gol, cioè 1,63 reti a partita (4° attacco del campionato dopo Juventus, Lazio e Napoli), 8 in più della Roma, seconda in classifica. La fase difensiva ne ha in parte risentito, viste le 47 reti subite che lo collocano all’ 8° posto nella classifica della miglior difesa, ma sicuramente ne ha beneficiato lo spettacolo offerto in campo, con diverse goleade nell’arco della stagione.

Sul mercato sembra profilarsi l’ennesima rivoluzione a cui ormai si sono dovuti abituare i tifosi, con le partenze già ufficiali di Bertolacci, Falqué, Niang, Lestienne, Edenilson, Bergdich e Roncaglia e gli arrivi di Goran Pandev, Serge Gakpé, Darko Lazovic e Diogo Figueiras, ma Gasperini e la società sono ormai specialisti nel gestire le girandole di acquisti e cessioni. Indipendentemente dagli interpreti, sarà comunque un peccato non vedere il 3-4-3 di Gasperini al banco di prova del calcio europeo, conquistato sul campo ma negato dalla burocrazia.

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FF

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2 thoughts on “Uno sguardo tattico sul Genoa di Gian Piero Gasperini

  1. Ottima disamina tattico-cronologica del gioco di Gasperini. È stato bello vedere l’ultima apparizione della nazionale di Conte (ITA-ESP) sfoderare un versatile 3-4-3 proponendo dinamiche di gioco tipiche del credo gasperiniano, a partire dall’impiego di un terzino destro come centrale-destro nella difesa a 3. Per dare continuitá alla nazionale vedrei di buon occhio proprio la scelta di Giampiero Gasperini. Il suo modulo esalta le qualitá del collettivo e, a mio avviso, sarebbe molto adatto alle qualitá dell’attuale gruppo azzurro.

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