Supercoppa Italiana – Juventus 2-0 Lazio: i nuovi acquisti regalano il trofeo ai bianconeri

“E’ pur sempre calcio d’agosto”. 

L’adagio che avete appena letto è il più in voga durante questo periodo dell’annata calcistica. Buono sia per giustificare prestazioni sotto la media, da imputare a gambe imballate dai carichi della preparazione e alla non ancora completa assimilazione dei principi tattici dell’allenatore di turno, sia per evitare, dopo qualche vittoria, magari roboante, ma pur sempre in amichevole, le malsane esaltazioni di tifosi e piazze dalla miccia un po’ troppo infiammabile.

Nella categoria sopracitata, rientra anche la Supercoppa italiana, vista, a secondo del lato da cui la si guarda, come epilogo della stagione passata o come atto inaugurale dell’annata a venire. Quest’anno se la sono contesa la Juve (quasi) piglia-tutto di Allegri e la sorprendente Lazio di Pioli, qualificata come finalista, seppur perdente proprio contro i bianconeri, della Coppa Italia.

Allegri sorride con la Supercoppa ben salda tra le mani

Entrambe le squadre non sono arrivate al meglio alla sfida che vale il primo trofeo della stagione. Il precampionato non è stato esaltante né per la Juventus, orfana di tre colonne quali Pirlo, Vidal e Tevez, tutti ansiosi di vivere nuove esperienze- o “vecchie” nel caso dell’Apache – lontano dall’Italia, né per la Lazio, che come i rivali ha deciso di impostare il proprio calendario di amichevoli estive affrontando squadre più avanti nella preparazione, in modo da arrivare ad una forma decente per la Supercoppa. Ma nel cammino verso Shangai, oltre che con qualche sconfitta di troppo, i due allenatori hanno dovuto far fronte a diversi infortuni, che gli hanno impedito di schierare il loro 11 ideale: Allegri ha perso prima Chiellini, che ha così dovuto saltare la seconda finale consecutiva dopo quella di Champions, poi Khedira, out probabilmente almeno due mesi, ed infine Morata, infortunatosi quando era già volato in Cina con la squadra, ai box per un mese, dove staziona anche Asamoah, ormai “oggetto misterioso” dell’infermeria juventina; Pioli non ha avuto molto da bearsi delle assenze dei bianconeri, visto che lui stesso ha dovuto fare a meno di Parolo e Lulic, entrambi squalificati e di Djordjevic, non esattamente al top della forma, lasciato inizialmente in panchina, in favore del sempreverde Klose.

Alle non proprio ideali premesse, si sono aggiunti il forte vento e le pessime condizioni del terreno di gioco della cornice cinese, nuovamente sede della finale, in virtù del contratto tra Lega Calcio e Cina. Mettiamo in conto anche le pessime immagini televisive, a quanto pare opera di un regista locale avvezzo a lavorare con appena 3 telecamere, ma ben più impacciato a gestire le 18 a disposizione, e la concomitanza con la prima giornata di Premier League ed ecco che il contesto che viene a delinearsi non è proprio dei migliori, né dal punto di vista calcistico né da quello del marketing.

Formazioni
Mettendo da parte la doverosa premessa, tra calcio agostano e imprevisti più o meno preventivabili, passiamo ad analizzare il match.

Le formazioni iniziali
Le formazioni iniziali

Allegri ha messo in campo il 3-5-2 di “contiana” memoria, con Barzagli autore di un recupero lampo dopo il guaio muscolare che ne aveva messo fortemente in dubbio la presenza e con Caceres uscito vincitore dal ballottaggio con il neo-arrivato Rugani. Centrocampo obbligato con Marchisio playmaker e Pogba e Sturaro a fiancheggiarlo. La vera sorpresa è in attacco, dove Kingsley Coman ha affiancato il croato Mandzukic, acquistato in luglio dall’Atletico Madrid,

La Lazio ha accantonato il 4-3-3 e si è schierata con un 4-2-3-1, già proposto come modulo alternativo in passato, in cui Pioli ha inserito Cataldi nel ruolo di trequartista, il duo Onazi-Biglia a schermare la coppia difensiva De Vrij-Gentiletti e Klose come riferimento offensivo, visti i menzionati problemi di Djordjevic, un ballottaggio a cui comunque assisteremo nuovamente durante il prossimo campionato. Ballottaggio che per ora non sembra sfiorare Candreva e Felipe Anderson, che al momento non temono la concorrenza dei nuovi arrivati Kishna e Morrison, né le rimostranze del sempre più scontento Keita.

Svolgimento
La prima frazione di gioco della Supercoppa sicuramente non rimarrà negli annali del calcio. Il terreno di gioco simil-campetto di periferia e il vento hanno di certo avuto il loro impatto sulla qualità del gioco, ma non si può certo dire che le due squadre si siano prodigate particolarmente per offrire un spettacolo degno di questo nome.

Le chiavi tattiche del match si sono però già manifestate durante il primo tempo. Cataldi, vero e proprio jolly di centrocampo per Pioli, agiva da trequartista più per impedire a Marchisio di tessere le fila del possesso palla della Juventus, piuttosto che per inventare qualche giocata nella trequarti offensiva.

Cataldi su marchisio
Minuto 3:35 – Barzagli riceve palla da Buffon, ma la marcatura a uomo di Cataldi esclude Marchisio dalla fase di impostazione della Juventus. Barzagli è costretto a dirottare il possesso sulle fasce, passando il pallone a Lichsteiner, obbligato a ripiegare.

Anche se l’impressione è che Cataldi sarebbe stato più utile nel cuore del centrocampo, il compito di oscurare il playmaker juventino è riuscito, anche complice un Marchisio non molto ispirato (78,6% di passaggi completati). Il “principino” è risultato solo il quarto giocatore della Juventus per palloni toccati – 53 – non granché per un regista, soprattutto se comparato agli 81 del collega e dirimpettaio Biglia. Ma così come il numero 8 della Juventus, anche il resto dei suoi compagni ha stentato sia nella costruzione nel gioco, sia nella pulizia del giro palla: in termini di precisione dei passaggi, con una percentuale di successo del 70,4%, la prestazione di Shangai è risultata la seconda peggiore dal 2011/2012, migliore solo della sventurata trasferta di Istanbul del dicembre 2013, che costò la qualificazione agli ottavi di Champions su un campo pesantemente compromesso dalla neve.

Sicuramente le condizioni meteo e del terreno di gioco hanno fatto la loro parte, ma la ragione di questa percentuale così bassa, va ricercata soprattutto nelle recenti partenze: la Juventus ha perso Pirlo, il regista per eccellenza e nonostante già nella scorsa stagione Marchisio si sia dimostrato all’altezza di sostituirlo, seppur con una diversa interpretazione del ruolo, anche Tevez ha salutato Torino. L’Apache era fondamentale per il suo contributo realizzativo, ma ricopriva l’essenziale ruolo di regista avanzato, non facendo mai mancare il collegamento tra difesa e centrocampo, in collaborazione con Vidal, anch’egli ceduto al Bayern Monaco di Pep Guardiola. Seppur sia solo la prima uscita ufficiale, qualche campanello d’allarme è sicuramente suonato nella testa di Allegri ed è possibile che si cerchi di accelerare sul mercato, per portare a Vinovo il trequartista (e magari anche un centrocampista di qualità) che manca alla rosa. (Cliccate qui per un approfondimento sullo svolgimento e sugli interpreti della fase di impostazione della Juventus di Allegri)

La Lazio ha approfittato delle mancanze della Juve in fase di possesso, registrando il 59% del possesso palla, ma non è mai riuscita a convertire la propria superiorità nel giro palla in gol, come dimostrano i 208 passaggi all’indietro, ben il 38,3% sul totale (543). Nella parte iniziale della partita, Felipe Anderson – in realtà quasi subito eclissato da Caceres prima e Barzagli poi – e Candreva, sembravano poter impensierire la difesa a tre della Juventus, a tratti vulnerabile sugli esterni. In particolare, l’esterno della Nazionale di Conte, poteva approfittare dello spazio alle spalle di Lichtsteiner, più propositivo di quanto aveva mostrato nelle ultime uscite della passata stagione, avendo più possibilità di proiettarsi in avanti col 3-5-2, rispetto al modulo col rombo. Ma in breve i due si sono spenti, complice le perfette chiusure e diagonali di Barzagli e Caceres ed un loro graduale accentramento, che ha progressivamente sguarnito la Lazio sulle corsie, costringendo tra l’altro i terzini Basta e Radu, ad occuparsi più della fase difensiva che di quella offensiva, a causa delle frequenti incursioni lungo le corsie di Pogba e Sturaro. Tra l’altro, il primo gol della Juventus, è scaturito proprio dalla fascia destra, con Felipe Anderson in netto ritardo su Sturaro, autore del cross per il gol di testa di Mandzukic.

Immagine
Il vano inseguimento di Sturaro da parte di Felipe Anderson, un attimo prima che il giovane centrocampista crossi verso il centro per il gol dell’1-0 di Mandukic

Un Mandzukic che non sarà mai Tevez in termini di creatività, ma che ha subito presentato il suo biglietto da visita, il colpo di testa, dopo aver mancato un gol a tu per tu con Marchetti su invenzione di Pogba. Abilità aerea risultata molto utile nel corso della partita, soprattutto quando i difensori della Juve si sono visti costretti a giocare il pallone lungo, proprio in direzione dell’ariete croato, a causa del pressing laziale, comunque di un’intensità inferiore rispetto a quello proposto nella finale di Coppa Italia. Sicuramente rivedibile l’intesa con Coman. Entrambi, probabilmente per tendenza naturale, erano soliti andare ricevere il pallone sul centro-destra, quasi sovrapposti sulla stessa linea di passaggio: Coman riceveva palla sui piedi, Mandzukic di testa. Non è un caso che con l’ingresso in campo di Dybala, che ha toccato 6 dei suoi 9 palloni toccati sulla sinistra, siano poi arrivati i gol dei bianconeri. Proprio il talento ex-Palermo ha segnato, su invito di Pogba, il gran gol del 2-0: con lui, Allegri ha già cominciato a usare il bastone e la carota e si preannuncia una gestione del calciatore alla Morata, seppur il contesto di provenienza sia del tutto diverso dal passato madridista dell’attaccante spagnolo.

E se l’argentino sarà gestito, chi dovrà responsabilizzarsi sempre di più è Pogba, autore di una grande partita col numero 10 fresco fresco sulle spalle: partendo dal centro-sinistra sfruttava ogni occasione per accentrare il gioco su di sé, venendo incontro al portatore palla o inserendosi in area, magari  per sfruttare i proprio centimetri e coadiuvare Manduzkic nel gioco aereo. Il tutto senza mai far mancare il proprio apporto difensivo: ben 5 i contrasti vinti e addirittura 9 i palloni recuperati. Resta da limare qualche leziosità di troppo ma quella del francese è stata davvero una prestazione a tutto tondo, di chi vuole prendersi la squadra sulle spalle.

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Pogba contrasta Onazi (foto Juventus.com)

Pioli ha cercato di scuotere la squadra coi cambi, ma è servito a poco. Prima al 62′ è entrato Djordjevic, al posto di un impalpabile Klose, ma nella mezz’ora in campo il serbo ha offerto un contributo molto simile a quello del collega. Con il risultato già compromesso ha poi sfoderato il nuovo acquisto di scuola Ajax Kishna, che seppur mostratosi volenteroso non ha avuto il tempo per essere incisivo, così come Morrison, dentro a 3 minuti dal termine. L’unica nota positiva è però Onazi, che ha fornito quantità e geometrie, importante con un Biglia parso un pò in difficoltà e probabilmente con la testa altrove (c’è ancora quasi un mese di calciomercato).

Conclusione
La Juventus si è portata a casa la Supercoppa grazie ai gol dei due suoi nuovi acquisti Mandzukic e Dybala, con il croato dimostratosi un vero talismano da Supercoppa, avendo vinto la Supercoppa italiana dopo quella Europea e quella tedesca con il Bayern, quella spagnola con l’Atletico Madrid e ben 4 Supercoppe croate con la Dinamo Zagabria. La questione riguardo alla sostituzione di Pirlo, Tevez e Vidal, sopratutto in termini di costruzione del gioco, rimane necessariamente aperta e la risposta dovrà quasi sicuramente provenire dal mercato, ma è innegabile che la difesa, Pogba ed i nuovi acquisti abbiano già risposto presente.

Per la Lazio, quella di Shangai è una partita da dimenticare in fretta. Il preliminare di Champions League è alle porte e il Leverkusen è uno dei peggiori avversari possibili: quando sono in palla gli uomini di Schmidt vanno a mille all’ora, non fanno respirare gli avversari con un pressing asfissiante e dato non da sottovalutare, sono più avanti nella preparazione rispetto alla Lazio, con la Bundesliga che parte a cavallo di Ferragosto. La sfida del 18 all’Olimpico è di quelle da non fallire assolutamente, sia dal punto di vista economico che sportivo, con il palcoscenico europeo necessario a mantenere i gioielli della rosa e le entrate della Champions fondamentali per aumentare la caratura tecnica della squadra.

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