Serie A – Hellas Verona 1-1 Roma – Analisi Tattica

Per il terzo anno di fila è stato il Bentegodi di Verona il palcoscenico inaugurale della Serie A: quest’anno è toccato ad Hellas e Roma aprire la prima giornata.

Hellas Verona vs. Roma
Le formazioni iniziali

Mandorlini ha scelto un 4-3-3, con il jolly Jacopo Sala schierato interno di destra ed il nuovo acquisto Souprayen subito in campo, nel ruolo di terzino sinistro. L’ex Roma Leandro Greco ha agito davanti alla difesa, mentre in avanti si è visto l’attacco titolare della passata stagione, con Toni al centro e Gómez e Janković , entrambi autori di una partita di grande sacrifico, ai suoi lati. Il colpo Pazzini è stato inizialmente lasciato in panchina.

Dopo un’intera stagione passata lontano dai campi a causa di un cavernoma al cervello, Castan  si è ripreso il posto da centrale difensivo accanto a Manolas. Con Maicon out e Ashley Cole, sempre più lontano da Roma, non convocato, Florenzi è stato nuovamente adattato al ruolo di terzino destro, mentre Torosidis ha agito sull’out di sinistra. Come previsto Totti è rimasto in panchina, con Džeko subito titolare, mentre nel ballottaggio tra i nuovi arrivati Iago Falqué e Salah, l’ha spuntata l’egiziano.

Il 4-1-4-1 compatto del Verona
Fin dal primo tempo la Roma, come era lecito aspettarsi, ha avuto in mano il pallino del gioco, con una percentuale di possesso palla che ha sfiorato il 70%. Nei primi minuti il Verona ha cercato di mantenere un baricentro medio-alto, ma ben presto ha indietreggiato. Il piano di gioco degli uomini di Mandorlini è stato semplice ma efficace: difendere bassi e compatti, in modo da negare la profondità alle ali della Roma.

Quello che sulla carta sembrava un 4-3-3 si è ben presto rivelato un 4-1-4-1, con Gómez e Janković sulla stessa linea dei centrocampisti. Come era avvenuto nella partita della scorsa stagione, il Verona ha mantenuto un’invidiabile compattezza, sia orizzontale che verticale, concedendo pochissimo spazio tra le linee.

Minuto 6:13 - L'organizzazione difensiva del Verona: linee strette e compatte, con Greco davanti alla difesa a restringere ulteriormente lo spazio.
Minuto 6:13 – L’organizzazione difensiva del Verona: linee strette e compatte, con Greco davanti alla difesa a comprimere ulteriormente le distanze.

Quando l’undici di Garcia costruiva il gioco dalla difesa, con De Rossi a coadiuvare i centrali Manolas e Castan come è solito fare, era Toni ad occuparsi del metodista della Roma. Il 38enne Toni, come dimostra il titolo di capocannoniere della Serie A vinto la scorsa stagione, è un maestro nel gestire le proprie energie fisiche: piuttosto che pressare i difensori, il centravanti di Mandorlini preferiva marcare De Rossi, cercando per quanto possibile di escluderlo dalla fase di costruzione, costringendo Nainggolan o Pjanić ad abbassarsi e rallentando notevolmente la fase di uscita della Roma.

Toni su De Rossi
Durante la fase di costruzione dalla difesa della Roma, Toni marca De Rossi quasi a uomo, schermando le linee di passaggio per il capitano giallorosso.

Erano invece i due esterni che a turno pressavano sul lato palla, ma sempre all’altezza della linea mediana, mai troppo alti.

Roma lenta in possesso e senza ampiezza
La Roma ha di fatto accettato le condizioni del Verona, dando l’impressione di confidare sul fatto che, prima o poi, una giocata di un singolo o un errore individuale avrebbe rotto l’equilibrio.

Il possesso palla dei giallorossi ha ricordato quello della seconda parte della scorsa stagione: sempre pulito, ma con una lunga serie di passaggi orizzontali, se non all’indietro, con cui guadagnare campo lentamente, dando agli avversari tutto il tempo di organizzarsi. E’ ancora una volta mancato il ritmo che contraddistingueva la prima Roma di Garcia, e il compassato giro-palla della Roma non è quasi mai stato pericoloso, se non quando occasionalmente si è cercato un gioco più diretto.

La strategia difensiva del Verona lasciava inevitabilmente spazi sulle ali, che né Gervinho e Salah né i terzini hanno sfruttato, se non nella parte conclusiva del match.

L’egiziano e l’ivoriano sono due giocatori con caratteristiche simili: entrambi danno il meglio di sé quando ci sono grandi spazi da sfruttare, in cui correre palla al piede convergendo verso la porta, piuttosto che andare al cross  per Džeko dal fondo. In un contesto tattico in cui il Verona non si è praticamente mai esposto ai contropiedi, i due hanno agito in un attacco molto stretto, più in posizione da seconda punta che di ala pura. Tra l’altro, entrambi preferiscono agire sulla destra: con Gervinho inizialmente a sinistra e Salah a destra,  i due si sono spesso scambiati la fascia di competenza, ma il loro continuo incrociarsi, più che disorientare i difensori dell’Hellas, ha disorientato loro, che hanno finito per agire per larghi tratti della partita sulla stessa fascia.

Inoltre, soffrendo gli spazi risicati in cui erano costretti a gravitare, dove avevano raramente la possibilità di ricevere palla, se non spalle alla porta, entrambi preferivano abbassarsi per prendersi il pallone, risultando spesso innocui per la difesa del Verona. Salah in particolare non è mai risultato un fattore, con la gran parte dei suoi tocchi palla ben lontani dalla trequarti.

Nel primo tempo anche Pjanić, come ci ha abituato a fare già dalla scorsa stagione, agiva quasi da trequartista, ma la sua posizione aumentava la prevedibilità dell’attacco della Roma, perché il bosniaco non è mai riuscito a servire un compagno in profondità, opzione sempre negata dall’Hellas e dalla mancanza di ampiezza.

Verona Compatto
La compattezza orizzontale e verticale del Verona, che aumenta mano a mano che ci si avvicina all’area di rigore. Si noti anche come Gervinho, Salah e Pjanić siano tutti sul lato destro del campo, con la fascia sinistra lasciata di fatto vuota. Con il bosniaco in posizione di trequartista, è Florenzi a posizionarsi da interno di centrocampo.

Quando si affronta una difesa orizzontalmente compatta come quella del Verona, si cerca di comprometterne la stabilità giocando in ampiezza o togliendole punti di riferimento. Fino a che Salah è rimasto in campo, la Roma non ha mai sfruttato le fasce e la difesa di Mandorlini ha avuto vita facile. Nessun giocatore svariava cercando di minare le certezze dei difensori e rispetto alla partita della scorsa stagione, in cui Totti da falso 9 aveva in qualche occasione attirato fuori dalla linea i difensori dell’Hellas, la presenza di un centravanti puro come Džeko non ha portato gli stessi frutti.

Nemmeno i terzini hanno fornito uno sfogo lungo le corsie alla manovra della Roma. Torosidis non ha mai spinto con convinzione ed è arrivato al cross solo due volte, sbagliando in entrambi i casi. Florenzi è sì stato più propositivo, ma non ha stabilmente svolto il ruolo del terzino, preferendo specie nei primi 45 minuti, assumere il ruolo da interno di centrocampo di Pjanić, quando il bosniaco si portava in una posizione più avanzata.

Florenzi
Pjanic si posiziona dietro le punte, e Florenzi agisce da esterno invertito, posizionandosi nel ruolo da interno lasciato vacante dal bosniaco.

I gol
Il gol del Verona è scaturito da una grande azione di Hallfreðsson, probabilmente il migliore in campo sia per il suo contributo difensivo che offensivo: l’islandese ha portato palla fin quasi all’area di rigore dei giallorossi, da dove ha fatto partire un gran cross verso il secondo palo, dove si è fatto trovare pronto Janković, autore di un gran taglio diagonale.

Il cross del centrocampista del Verona è partito dalla trequarti, con Manolas e Florenzi colpevolmente in ritardo nell’uscire su di lui e Castan impegnato a marcare Toni in fuorigioco. L’errore principale è però stato quello di Torosidis, che ha perso il movimento di Jankovic e si è invece direzionato sulla linea di corsa dell’accorrente Sala.

Il gol di Jankovic, scaturito da un pezzo di bravura di e una serie di errori individuali e di reparto della Roma.
Il gol di Janković, scaturito da un pezzo di bravura di Hallfreðsson e da una serie di errori individuali e di reparto dei giocatori della Roma.

Sul gol della Roma ha una buona parte delle responsabilità Rafael: il portiere dei gialloblù è stato sorpreso dalla traiettoria a toccare terra del tiro di Florenzi, ma si è poi ampiamente fatto perdonare salvando il risultato nel finale. Curioso come l’ultimo gol segnato dalla Roma da fuori area fosse stato quello di Totti, proprio in Verona-Roma della scorsa stagione.

Conclusione
La squadra di Garcia non ha mai convinto, tanto che sembrava di assistere nuovamente ad una partita della scorsa stagione. I cambi, probabilmente tardivi, hanno cambiato la situazione, con Falqué stabilmente a sinistra e Gervinho (poi Ibarbo) a destra che hanno finalmente ampliato il fronte d’attacco e concesso qualche spazio in più agli inserimenti di Nainggolan, con un Pjanić stranamente più basso rispetto al primo tempo, specie dopo l’ingresso di Keita.

Il problema più evidente è stata la velocità in possesso: con questo ritmo, su cui possono avere influito i carichi della preparazione estiva, è difficile scardinare le difese chiuse che la Roma si troverà spesso davanti durante la stagione, anche con i campioni a disposizione i giallorossi.

La difesa dell’Hellas, che l’anno scorso aveva subito 65 gol, registrando il peggior record difensivo tra le squadre non retrocesse, è sembrata solida ed organizzata. E’ probabile che nel corso della stagione vedremo il 4-1-4-1 alternarsi al 4-3-1-2, con Siligardi alle spalle di Toni e Pazzini, come nel finale della partita.

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FF

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5 thoughts on “Serie A – Hellas Verona 1-1 Roma – Analisi Tattica

  1. Sul gol del Verona, la diagonale di Torosidis è obbligata dal varco centrale lasciato da Manolas in uscita e da De Rossi che non copre sull’accorrente Sala (come non aveva coperto il movimento di Mauri nel derby d’andata lo scorso anno).

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  2. Sì è vero infatti ho scritto “da una serie di errori individuali e di reparto dei giocatori della Roma”. Ma l’errore di Torosidis sta nel non intuire la traiettoria del cross, che partendo dalla trequarti, se fosse stato direzionato verso il centro, sarebbe probabilmente stato preda di Szczensy.

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  3. Non direi, il poro-Torosidis ha dovuto fare una scelta: restare sul “suo” jankovic o tagliare verso il centro per coprire Sala che si era inserito con tempismo perfetto.
    Naturalmente la scelta la deve fare prima che il pallone parta, se aspetta che Hallfredsson calci, addio, sulla palla non ci arriva più.
    La scelta si è poi rivelata sbagliata naturalmente, ma credo che “scolasticamente” fosse anche la più corretta.
    Se il pallone fosse finito a Sala, avremmo crocifisso il Porosidis per non aver fatto la diagonale.
    Io avrei evidenziato maggiormente le ormai frequentissime svagate passeggiate fuori posizione di De Rossi.
    In questo Vine si può apprezzare bene la dinamica dell’azione: https://vine.co/v/eDFF0JUnmqX

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    1. Guarda quanto è lenta ed alta la parabola del cross. Torosidis era talmente vicino che volendo poteva anche cambiare in corsa e portarsi su Jankovic. Tra l’altro come ho già detto, per la tipologia di cross se fosse stato diretto verso il centro dell’area (e quindi verso Sala) sarebbe stato facile preda di Szczensy come tutti i cross dalla trequarti alti e lenti.
      Dal vine si vede come Torosidis faccia in tempo a rendersi conto dell’errato posizionamento, dell’errata postura e della posizione di Jankovic, ma è la reazione che è tardiva.

      Poi fai comunque bene a sottolineare l’errato posizionamento di DDR.

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  4. Non sono convinto né che Torosidis, una volta scelto (correttamente, secondo me) di chiudere al centro, avesse il tempo di ritornare su Jankovic, né che l’eventuale cross centrale potesse essere preda di Szczensy che è troppo distante dall’azione e non accenna minimamente ad uscire, ma sono comunque punti di vista, ognuno giustamente ha il suo.

    Ci tengo invece a precisare che che di DDR non volevo sottolineare solo l’errato posizionamento in questa situazione, bensì l’assoluta inconsistenza fisica, tecnica e tattica da oltre un anno a questa parte. Ciao e complimenti per il tuo lavoro.

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